Alitalia ancora non decolla

Il leader del Pdl e futuro premier Silvio Berlusconi si trova nella condizione di dover risolvere il caso Alitalia: trovando alla compagnia aerea sull’orlo del fallimento un compratore. Come andrà a finire ancora non lo sappiamo. Ma una cosa è certa: tramontate le certezze della cordata italiana, il Cavaliere ora è più pragmatico: “Ogni ipotesi è aperta. L’importante è che l’Alitalia resti la compagnia di bandiera italiana e che le decisioni vengano prese in Italia”

Nel post elezioni si torna a parlare di Alitalia a gran carriera. Sono state tre le ipotesi che più o meno tutti i giornali hanno presentato, in queste ultime ore, come possibili soluzioni per evitare il fallimento: riprendere le trattative con Air France, aprire ad Aeroflot, continuare a dar credito alla cordata d’imprenditori italiani, magari supportata dalla presenza alle spalle di un grande gruppo presente nel settore aeronautico, come Lufthansa.

Si tratta di tre piste che potrebbero rappresentano l’àncora di salvezza, o meglio, la pista di decollo per la nostra compagnia. Tuttavia, è chiaro, si tratta di una semplificazione giornalistica frutto di una mancanza di informazioni precise e di dettaglio. I giochi sono ancora aperti e in assenza di meglio si gioca a fare le scommesse sul destino di Alitalia.

Intanto, ieri, abbiamo ascoltato lo slogan, fresco di conio, inventato da Silvio Berlusconi a margine della conferenza stampa: “Ho già trovato lo slogan - ha detto Berlusconi - ed è questo: ‘Io amo l’Italia, io volo Alitalia’“. Slogan o semplice battuta che, al di là del calembour linguistico, registra in modo colorito l’attenzione del leader del Pdl e prossimo presidente del Consiglio, nei confronti della questione.

Le trattative con Air France potrebbero riprendere, ma a condizioni diverse. L’Italia non dovrebbe essere considerata suddita dei cugini d’Oltrealpe. Così Berlusconi sembra giocare su più tavoli, dimostrando di voler e poter condurre il gioco. Per il rilancio della cordata italiana ha affidato l’incarico a Bruno Ermolli - uomo di fiducia - e troverebbe l’appoggio di vari imprenditori e di un importante gruppo bancario. Un’altra possibilità potrebbe essere rappresentata dall’interesse manifestato da Aeroflot. La “pista” russa, forse, è la più intrigante perché darebbe alla vicenda un respiro ancora più ampio caricandola di significati molteplici. “La politica non porta soldi alle compagnie di bandiera” - ha dichiarato ad una agenzia il numero due di Aeroflot, Lev Koshlyakov - ma quello che può fare la differenza “sono gli interessi commerciali”, ha osservato Koshlyakov. Quegli stessi interessi commerciali di cui ha parlato lo stesso Berlusconi, proprio a proposito di Alitalia, facendo riferimento alla necessità di potenziare i flussi turistici dalla Cina e dalla Russia. Intanto è già arrivato Putin in Sardegna dove ha già incontrato il futuro presidente del Consiglio. E non sarà solamente una visita di cortesia.

Nell’incontro - secondo quanto fatto sapere dal portavoce del Cremlino - i due leader discuteranno della “cooperazione italo-russa e delle potenzialità per svilupparla”.

Secondo Tempi – che dà alla vicenda di Alitalia una lettura interessante – “si è riaperta una finestra dopo la rottura delle trattative, ma in pochi credono davvero che l’attrito tra governo e sindacati sul piano presentato da Parigi fosse reale: è parso più un teatrino concordato che un disaccordo sincero” Eccetera eccetera. Insomma, ne vedremo delle belle, alle prossime puntate.

 

 

 

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